Territorio

RACALMUTO

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Racalmuto (Racalmutu in siciliano) è un comune della provincia di Agrigento in Sicilia. Conta circa 8.000 abitanti. Dista circa venticinque chilometri da Agrigento e dalla valle dei templi, raggiungibile in 20 minuti di auto. Le coste dell’agrigentino sono raggiungibili in 30 minuti di auto.

Il nome del paese deriva probabilmente dall’arabo Rahal Maut può essere tradotto “Villaggio morto“, perché quando gli arabi vi giunsero, trovarono la popolazione quasi sterminata dalla peste.

Ha dato i natali al pittore Pietro D’Asaro, ai tenori lirici Luigi Infantino e Salvatore Puma, nonché allo scrittore Leonardo Sciascia che ne diede una rappresentazione letteraria nella Regalpetra della sua opera d’esordio.

Età medievale

Gli Arabi si stabilirono qui con piccoli nuclei di coloni, dediti all’agricoltura. Sorgeva, infatti, su una vallata fertile e irrigata da acqua abbondante. Probabilmente il piccolo villaggio era difeso da un Castello. Il geografo Edrisi ne situa, infatti, proprio uno dove sorgeva Racalmuto. Nel 1038, il Castello fu espugnato dai Bizantini e, nel 1087, dai Normanni. Dopo la dominazione normanna, la terra di Racalmuto venne concessa alla famiglia Barresi che eresse, nel 1229, l’importante fortezza del “Castelluccio”, per meglio difendere il paese probabilmente su un preesistente fortilizio di epoca araba. Dopo la guerra del Vespro, gli Aragonesi spogliarono i Barresi dei loro domini che vennero concessi, qualche anno dopo, alla famiglia Chiaramonte. A seguito del matrimonio di Costanza Chiaramonte con il marchese Antonio Del Carretto, nel 1307 Racalmuto passò a questa famiglia. Una grave pestilenza, nel 1355, decimò la popolazione, ma la città risorse, nel 1400, grazie ai provvedimenti di Matteo Del Carretto.

Età moderna

Il Castello venne restaurato e tornò ad essere abitato. Nel 1503, un avvenimento religioso scosse la vita del paese: la venuta della Madonna del Monte. Una tradizione mariana che rimarrà nel cuore dei fedeli. Sino al 1576, Racalmuto fu dominio baronale, ma, dall’anno successivo, divenne Contea e alla fine del XVI secolo, contava oltre 4.000 abitanti. Si arricchisce di conventi, monasteri, chiese, collegi, ed ha anche un ospedale. Il maggior tempio viene dedicato all’Annunziata. Nel 1600, fiorisce l’opera dell’artista racalmutese Pietro D’Asaro (il monocolo racalmutese). Nel 1700, la decadenza di Racalmuto fu molto evidente e dovuta a soprusi e tasse esose. Passò alla nobile famiglia Gaetani (1739), e un secolo dopo, a quella dei Requesens.

come quasi tutti i paesi siciliani, Racalmuto ha molteplici chiese, in gran parte risalenti al XVII secolo.

  • Chiesa di Santa Maria di Gesù o di Santa Margherita vergine (FEC)
  • Chiesa di San Francesco (FEC)
  • Chiesa di San Giuseppe
  • Chiesa di San Nicolò
  • Santuario di Maria SS. del Monte
  • Chiesa della Madonna dell’Itria
  • Chiesa Madre – Maria SS. Annunziata
  • Chiesa di Sant’Anna
  • Chiesa della Madonna della Rocca
  • Chiesa della Madonna del Carmelo
  • Chiesa di San Giuliano
  • Chiesa di San Pasquale
  • Chiesa di San Michele Arcangelo e Collegio di Maria
  • Chiesa della Madonna del Serrone (rurale)

Tra le architetture e i monumenti civili di maggiore pregio, Racalmuto annovera il Teatro Regina Margherita e il castello Chiaramontano


Il teatro Regina Margherita, costruito tra il 1870 ed il 1880, nacque come simbolo di stato delle famiglie ricche del paese, che derivavano potere e benessere dalle locali miniere di zolfo e dal lavoro di coloro che vi penavano. La realizzazione dell’edificio fu deliberata il 19 dicembre 1870 e il progetto fu affidato all’architetto Dionisio Sciascia, allievo della scuola di Filippo Basile, al quale si deve il Massimo di Palermo, concepito nello stesso periodo. La costruzione sarebbe dovuta durare un paio d’anni: occorse invece un decennio. Ma il teatro, alla fine, risultò assai bello, nel giardino dell’ex monastero di Santa Chiara, anticipatore delle armonie del Massimo palermitano, impreziosito dagli stucchi di Giuseppe Carta (autore anche del sipario, che raffigura i Vespri siciliani), nonché dotato di dodici scenari dipinti dal pittore Giuseppe Cavallaro. L’esterno imponente, di stile classicheggiante, le decorazioni a fresco della volta interna in cui i mesi dell’anno fanno da contorno al Carro dell’aurora, il sipario, con la spettacolare rappresentazione pittorica della rivolta dei Vespri siciliani ne fanno un monumento degno della massima attenzione.

Chiuso per decenni, il teatro è stato riaperto il 14.02.2003, alla presenza dell’allora Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi. Il restauro è stato voluto fortemente dallo scrittore Leonardo Sciascia. La progettazione per il recupero sono stati seguito dall’Arch.Foscari di Venezia.

Racalmuto si sviluppò come borgo attorno al Castello dei Chiaramonte nel periodo della conquista normanna. La costruzione della fortezza risale al tempo dei normanni. Successivamente Federico d’Aragona (1272-1337) trasferì la proprietà del castello e del feudo circostante a Federico II Chiaramonte. I nuovi signori di Racalmuto rifondarono, all’inizio del Trecento, la modesta dimora, rendendola imponente.

Il maniero si erge a oriente del centro abitato e si sviluppa su una struttura poligonale dalla massa compatta. Il prospetto della fortezza, posto sul cosiddetto piano castello, una terrazza di solida roccia, ha mura dallo spessore di circa due metri chiuse da due alte e colossali torri e corredate di due file di dodici finestre. Il lato meridionale ospita al piano terra porte a arcate, una linea di balconi al piano nobile e una serie di finestre sparse senza un ordine preciso sulla facciata. La torre di sinistra si conserva nella sua forma originale mentre quella di destra è stata rifatta a belvedere.

Il castello, per la pianta trapezoidale, per le tipiche finestre, per i torrioni a base circolare, per la disposizione del portale e degli ingressi secondari, è sicuramente una costruzione caratteristica dell’architettura militare del periodo svevo. All’inizio del novecento il castello è stato dichiarato monumento nazionale.

Racalmuto è un importante centro minerario di zolfo e di sale. Le miniere di zolfo sono state tutte abbandonate. Le Miniere di sale, in piena attività, si trova a circa 2 chilometri dal centro abitato, quasi al confine tra le province di Agrigento e Caltanissetta, e sono di proprietà dell’Italkali. Sono costituite da un corpo salino, stratigraficamente diviso in 3 formazioni distinte: alla base, la formazione potassica, composta da un’alternanza di strati di kainite e di salgemma; superiormente, la formazione di cloruri di potassio e magnesio, costituita principalmente da strati di carnallite; a tetto, la formazione di salgemma ad alto contenuto di Nacl, superiore al 98%. La miniera è accessibile attraverso gallerie e rampe camionabili e raggiunge 1000 m di profondità. Un pozzo, collocato in posizione baricentrica rispetto alla zona di coltivazione, assicura il ricambio dell’aria in sottosuolo in ragione di 120 m³/secondo.

Il salgemma alimentare viene coltivato con un minatore continuo che lo trasferisce automaticamente a bordo di camion con cassoni in acciaio inossidabile che lo conferiscono ad un silo posto all’esterno della miniera. Il salgemma industriale viene abbattuto con volate di mine. Gli impianti di frantumazione, comminuzione e vagliatura, di confezionamento di astucci da 1 kg, sacchi da 25 e 50 kg e sacconi da 1400 kg sono ubicati all’esterno della miniera.

La seconda settimana di luglio si celebra la Festa della Madonna del Monte.

I olenni festeggiamenti rievocano l’arrivo miracoloso di una statua della Madonna, ritrovata in Africa dal principe Eugenio Gioeni di Castronovo, he avrebbe voluto portarla al suo paese. Durante il tragitto, transitando per Racalmuto, i buoi che trasportavano il simulacro si inginocchiarono e non vollero più spostarsi. Scorgendo nell’accadimento un segno della volontà divina, la statua rimase a Racalmuto dove divenne ben presto oggetto di un culto molto sentito.

La manifestazione è arricchita da numerosi momenti di spettacolo e folclore, con rappresentazioni in dialetto, personaggi in costume, e la tradizionale cavalcata lungo la ripida scalinata che porta al santuario della Madonna. La festa è ricca di eventi di spettacoli. I giorni più importanti della festa sono il venerdì, il sabato e la domenica con una conclusione di fuochi d’artificio spettacolari. Durante la festa si svolge la tradizionale “Fiera” di Maria SS. del Monte. La giornata di venerdì prevede  la Rievocazione storica del miracolo avvenuto nel 1503.

La festa ha inizio dai tradizionali 21 colpi di cannone, cui segue la “tammuriata” e l’entrata della banda cittadina. Dal Castello Chiaramontano prende il via il corteo storico di giovani in abiti cinquecenteschi a cavallo per rievocare l’arrivo a Racalmuto del principe Gioieni. Il corteo si conclude al Santuario della Madonna dove le autorità locali offrono un omaggio alla compatrona. Successivamente ha inizio la Processione del Simulacro della Madonna, posto su un “carro trainato da due buoi“. All’arrivo della processione in piazza Crispi viene messa in scena una recita rievocativa dal titolo “la Vinuta di la Madonna di lu Munti”.

Il sabato si svolge la tradizionale discesa dei CEREI (Cilii) e presa della bandiera, con devoto omaggio alla Madonna da parte dei Burgisi (proprietari terrieri). Il rito prevede la sfilata dei ceri da parte dei Burgisi, degli Ugliara (commercianti di olio) e dei Cicirara (commercianti di sementi), seguita dalla presa della bandiera sul cero posto sulla torre in legno da parte degli “schetti” (celibi).

La Domenica è la giornata conclusiva dei festeggiamenti, con la consegna delle “prummisiuni” al santuario. Uomini e donne, per grazia ricevuta, seguiti da muli bardati e carichi di sacchi di frumento, si recano a piedi al santuario. Alcuni devoti cavalieri fanno il loro ingresso al santuario dopo aver salito alla carica la scalinata che conduce all’entrata. Le prummisioni continuano pure nel pomeriggio. Le celebrazioni terminano con la processione della Vergine su un carro a forma di nave. La fine della festività è sancita da uno spettacolo di fuochi pirotecnici a tarda notte.

La Fondazione Leonardo Sciascia, ente morale giuridicamente riconosciuto, è stata istituita dal Comune di Racalmuto d’intesa con lo scrittore, che le ha donato una pregevole collezione di ritratti di scrittori, quasi tutte le edizioni italiane e straniere dei suoi libri, le lettere ricevute in mezzo secolo d’attività letteraria e circa 2000 volumi della sua biblioteca. Il Comune di Racalmuto ha acquistato dall’ENEL un edificio già sede di una centrale elettrica e lo ha trasformato – su progetto dell’arch. Antonio Foscari dell’Università di Venezia – in sede della Fondazione.
Questa istituzione, da diversi anni, bandisce un premio biennale per tesi di laurea sulla figura e l’opera di Leonardo Sciascia, iniziativa che vede la partecipazione di studenti di università italiane e straniere, con i quali la Fondazione mantiene un continuo contatto.

Ad attirare i visitatori è la grande pinacoteca che raccoglie più di duecento ritratti di scrittori, realizzati con tecniche differenti e in epoche diverse, quasi tutti donati da Leonardo Sciascia. Tra questi, numerose opere di Clerici, Guccione, Guttuso, Caruso, Tranchino e Chagall.

Alla pregiata raccolta, negli anni, si sono aggiunte altre collezioni: la raccolta di incisioni del catanese Domenico Faro e una serie di opere donate dall’artista Bruno Caruso.

Nella struttura vi è anche una biblioteca che conta ad oggi circa 27 mila unità bibliografiche. La biblioteca, inoltre, conserva la corrispondenza dello scrittore con i maggiori intellettuali italiani e personalità del mondo politico e culturale del dopoguerra, da Pier Paolo Pasolini ad Italo Calvino, da Elio Vittorini a Jorge Guillén, e ancora Goffredo Parise, Giuseppe Pontiggia, Vincenzo Consolo, Manuel Puig, Jordi Pujol, Domenico Faro, Fabrizio Clerici, Mario Dell’Arco, Antonino  Uccello, Gesualdo Bufalino, Salvatore Battaglia, Piero Chiara, Mario Tobino, Indro Montanelli, Giorgio Napolitano e tante altre personalità del mondo della letteratura, delle arti figurative e di gente comune. Si tratta di un patrimonio insostituibile: circa otto mila lettere e documenti di notevole interesse intellettuale e grande valore culturale in quanto testimonianza “di prima mano” di buona parte dell’attività letteraria europea della seconda metà del Novecento. Completa la collezione una ricca e fornita emeroteca. Negli anni la biblioteca ha acquisito anche numerose donazioni che hanno contribuito ad arricchire maggiormente il patrimonio. Tra le più interessanti, la “Donazione Giacomo Gagliano” (giornalista palermitano), conta circa quattro mila tra libri, riviste, foto d’epoca, articoli e un carteggio che testimonia un’interessante corrispondenza con attori e scrittori dell’epoca come Luigi Pirandello e Marta Abba, ma anche Alessio Di Giovanni, Tommaso Marinetti, Giuseppe Antonio Borgese e Vitaliano Brancati; la “Donazione Francesco Guardione” – storico siciliano molto apprezzato e rinomato per i suoi studi sul Risorgimento italiano – una raccolta pregiata di libri, circa mille articoli di varie testate giornalistiche e una corrispondenza che conta più di tre mila documenti (lettere, cartoline etc.), testimonianza preziosa dei rapporti dello storico con personaggi come Giuseppe Garibaldi (di cui si conservano lettere, biglietti e foto d’epoca con firma autografa), Giuseppe De Spuches, la famiglia di Giacomo Leopardi (con un bel ritratto del poeta di Recanati con firma autografa originale), Giosuè Carducci e molti altri. Infine, la “Donazione Giuseppe Mattina”, che ha arricchito il patrimonio bibliografico di importanti testi sulla storia di Racalmuto, le donazioni dei professori Giuseppe Nalbone e Antonio Di Grado e di importanti case editrici come Mursia, Sellerio, Sciascia, Stampa Alternativa.

Di particolare interesse anche la mostra fotografica permanente “La Sicilia, il suo cuore”, interamente dedicata a ritratti d’autore di Sciascia firmati da fotografi di fama internazionale come Henri Cartier-Bresson, Ferdinando Scianna, Giuseppe Leone, Enzo Sellerio, Melo Minnella, Fausto Giaccone, Elisabetta Catalano.

Sede di prestigiosi convegni letterari e scientifici, di mostre di pittura e scultura, di esibizioni musicali, di rassegne cinematografiche, di seminari di studio su diversi temi, curatrice e promotrice di pubblicazioni, strettamente legate al ricordo e all’attualizzazione del messaggio di Leonardo Sciascia, la Fondazione è stata insignita nel 1997,  dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, del “Premio cultura come riconoscimento dell’attività svolta”

Il 24 maggio 2009, nella ricorrenza del ventennale della morte dello scrittore, il Presidente della Repubblica italiana, Giorgio Napolitano, ha visitato i locali della Fondazione, celebrando l’impegno civile di Sciascia.

Nell’occasione il Presidente ha manifestato vivo apprezzamento per l’organizzazione, la pinacoteca e le attività della Fondazione che ha definito “una testimonianza viva di quella  Sicilia della ragione e della cultura che può ben identificarsi con il nome di Leonardo Sciascia”.

www.fondazioneleonardosciascia.it

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