Territorio

SUTERA

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Comune di origine araba, Sutera è arroccata ai piedi del Monte San Paolino. Del suo patrimonio storico-architettonico fanno parte la chiesa Madre, edificata nel Settecento, in stile tardo-barocco, a tre navate; la chiesa del Carmine, eretta nel 1934 su un precedente impianto del 1185, al cui interno è custodita un’acquasantiera in marmo del Cinquecento; la chiesa di Sant’Agata, realizzata nel XV secolo, che si apre su un’ampia gradinata, che precede un interno a tre navate, con volte a botte; la chiesa di Santa Maria degli Agonizzanti, del XVII secolo.

Suggestivo agli occhi del visitatore si presenta il santuario di San Paolino, fondato sulla cima di un rialzo montuoso, sui ruderi di un vecchio castello del 1370, che custodisce le reliquie di San Paolino e di Sant’Onofrio, accanto al quale si erge un piccolo convento del Settecento. Poco lontano dal centro abitato si trova il sito archeologico di contrada Raffo ed il museo Etnoantropologico che custodisce strumenti tipici della civiltà agricola atti a ricomporne un quadro d’insieme molto dettagliato.

Sutera è un paese ricco di tradizioni ed artigianato e grazie alle sue origini arabe conserva anche un centro storico di particolare interesse che rappresenta una meta turistica molto apprezzata. Degno di nota è il presepe vivente che ogni anno si organizza nel periodo natalizio nel quartiere Rabato e che attira migliaia di visitatori.

Il paese detiene il riconoscimento della Bandiera arancione assegnata ai comuni dell’entroterra da parte del Touring Club Italiano come area turistica d’eccellenza e gli è stato assegnato altresì il riconoscimento e la certificazione dei borghi più belli d’Italia.

MONTEDORO

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Piccolo paese dell’entroterra nisseno, il toponimo Montedoro allude alla ricchezza del territorio dovuta alla presenza di numerose miniere di zolfo, che in Sicilia fu, per secoli, paragonato all’oro.

La costituzione dell’attuale centro abitato non affonda le sue radici in tempi molto remoti ma risale al XVII secolo e precisamente all’anno 1636, quando il nobile signore don Diego Aragona Tagliavia Cortez ottenne la licentia populandi, per popolare il feudo Balatazza.

Successivamente, nel XVIII secolo, l’amministrazione del casale passò nelle mani della famiglia Pignatelli, che regnò fino agli inizi del XIX secolo, ovvero fino al 1812, anno in cui in Sicilia furono aboliti tutti i diritti feudali.

Tra le testimonianze storico-architettoniche della cultura dei secoli passati, che costituiscono il suo patrimonio artistico, merita di essere menzionata la chiesa Madre, realizzata nel 1644 e restaurata nel corso del XVIII secolo, al cui interno sono custoditi pregevoli dipinti e notevoli opere d’arte come una pala con profilo barocco, un fonte battesimale in marmo e una meravigliosa abside.

Attrattive di Montedoro sono le miniere abbandonate di zolfo e il suo osservatorio astronomico.

MUSSOMELI

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Mussomeli, comune del nisseno, affonda le sue radici fin nell’epoca preellenica, dai tempi dei Sicani e dei Siculi. Qualche migliaio di anni dopo, le terre di Mussomeli furono abitate da Romani che le scelsero poiché costituivano durante le guerre – per la loro posizione geografica al centro della Sicilia -, un luogo di raccordo tra il centro Sicilia e le coste. Fu possesso dei Normanni e poi di Svevi ed Angioini sotto i quali conobbe un peculiare sviluppo urbanistico ed architettonico.

Nel centro storico insistono notevoli dimore nobiliari quali Palazzo Trabia, Palazzo Langela, Palazzo Minneci e Palazzo Sgadari (quest’ultimo adibito a museo archeologico). Vi è poi la torre civica, costruita dalla famiglia Lanza nel 1533.

Numerose le chiese costruite nel corso dei secoli tra cui la chiesa madre di San Ludovico ed il Santuario dedicato a Maria SS. dei Miracoli, patrona della città, che si venera l’8 e il 15 settembre di ogni anno. Da ricordare anche la trecentesca chiesa di Santa Margherita con l’attiguo chiostro, la Parrocchia di San Giovanni Battista e le chiese di Santa Maria, di Sant’Enrico, di Maria SS. del Carmelo, di Cristo Re, la Torre dell’Orologio, la chiesa dei Monti, fondata nel 1500, la chiesa di San Antonio del ‘400. Degna di nota è la fontana Indovina.

Il monumento di maggiore richiamo e di interesse di Mussomeli è però certamente il castello Manfredonico Chiaramontano, di stile gotico-romano posto a quasi 800 metri, che è tra i complessi fortificati meglio conservati della Sicilia, e con la sua mole articolata domina l’intera valle sottostante posto in una posizione strategica dalla quale domina il territorio circostante.

All’interno trovano collocazione la Cappella, dalle intense atmosfere mistiche, la Sala detta dei Baroni, con i portali dal pregevole stile chiaramontano, la Cammara di li tri Donni, dai toni delicati e dall’arredamento estremamente curato che rispecchia evidentemente il gusto femminile. Interessanti sono anche le Sale dalle volte a crociera, la Sala dagli archi ogivali, i sotterranei nei quali, secondo le voci popolari, venivano custoditi meravigliosi tesori e dove accadevano misteriose vicende. Nei sotterranei la sala delle armi, pozzi e prigioni.

REALMONTE

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Comune della costa agrigentina, Realmonte è ormai conosciuta in tutto il mondo come il paese della Scala dei turchi, una parete rocciosa di marna (una roccia sedimentaria di natura calcarea e argillosa) che si erge a picco sul mare.

È diventata nel tempo un’attrazione turistica sia per la singolarità della scogliera, di colore bianco, e dalla peculiare forma a scalinata ondulata ed irregolare, sia a seguito della popolarità acquisita dalle trasposizioni televisive dei romanzi scritti da Andrea Camilleri, con protagonista il commissario Montalbano.

Le falde degradanti a strato conferiscono un aspetto molto suggestivo, accentuato, a sua volta, dai forti contrasti cromatici se si pensa all’azzurro del mare e del cielo contrapposto al bianco accecante della roccia.

Il nome Scala dei turchi le viene dalle passate incursioni di pirateria da parte dei saraceni, genti arabe e, per convenzione, turche; i pirati turchi, infatti, trovavano riparo in questa zona meno battuta dai venti che un più sicuro approdo.

Il Comune di Realmente ha avviato l’iter per il riconoscimento del sito tra i beni dell’UNESCO (patrimonio dell’umanità), così come lo è la Valle dei templi di Agrigento, dal quale dista meno di 10 km.

COMUNE DI SANTO STEFANO QUISQUINA

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Santo Stefano di Quisquina si trova nella maestosa e amena valle del Magazzolo. Sorge a 732 metri sul livello del mare e dista 73 chilometri da Agrigento. Il territorio ricco di acque e di terre fertili ha subito diverse dominazioni e civiltà (sicane, musulmane, normanne, austriache e spagnole), ma i primi dati certi risalgono al 1729 quando il paese venne dedicato a S. Stefano, probabilmente perché l’area è coronata da monti, dal greco “STEFANOS” che vuol dire corona.

Sono da visitare le belle costruzioni del Settecento e in particolare la Chiesa Madre del XVI secolo dedicata a S. Nicola di Bari che conserva un Crocifisso ligneo intagliato, la Chiesa del Santuario di Santa Rosalia, posto in luogo ameno, ricco di vegetazione e situato tra i monti Cammarata e delle Rose.Insigni sono le architetture urbane come il Palazzo baronale dei Ventimiglia del 1745 e la splendida Fontana a quattro vasche, del XVIII, secolo sita in piazza Castello.

Autentica perla del territorio è indubbiamente l’Eremo di S. Rosalia alla Quisquina immerso nel bellissimo bosco di querce secolari, meta di pellegrinaggi e visitatori. Il culto di Santa Rosalia ha avuto origine nel 1624 al ritrovamento della grotta e dell’epigrafe che testimoniò la presenza in eremitaggio della Santa.

Il complesso di edifici si è sviluppato gradualmente addosso alla montagna formando un insieme di costruzioni che sono un mirabile esempio di architettura integrata nell’ambiente naturale; all’interno sono presenti affreschi, tele, arredi sacri, un ricco archivio, e soprattutto un altare in marmi policromi costruito a mosaico.

Accanto all’eremo si trova la suggestiva grotta nella quale visse, per ben dodici anni Santa Rosalia.

COMUNE DI ARAGONA

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Aragona, cittadina dell’entroterra dell’agrigentino, fu fondata dal Conte don Baldassare III Naselli.

Monumenti d’interesse della città sono il Palazzo Naselli, costruito agli inizi del 1700 ed arricchito dagli affreschi del Borremans., la Chiesa del SS. Rosario edificata 1689, la Chiesa Madre, risalente al 1606, il Convento dei Cappuccini del 1692, la Chiesa del Carmelo, realizzata nel 1813, la Cripta della Chiesa del Rosario (1689), la Chiesa del Purgatorio (secolo XVII), il palazzo Rotulo del secolo XVIII.

Ma l’attrattiva più nota e singolare di Aragona è costituita, senza dubbio, dalla riserva delle “Macalube”. Le maccalube sono importanti emissioni di gas naturale che si originano in seguito al diapirismo. L’area di maggiore interesse della riserva è la collina dei Vulcanelli, un’area brulla, di colore dal biancastro al grigio scuro, popolata da una serie di vulcanelli di fango, alti intorno al metro.

I vulcanelli sono il frutto di un raro fenomeno geologico definito vulcanesimo sedimentario.Il fenomeno è legato alla presenza di terreni argillosi poco consistenti, intercalati da livelli di acqua salmastra, che sovrastano bolle di gas metano sottoposto ad una certa pressione. Il gas, attraverso discontinuità del terreno, affiora in superficie, trascinando con sé sedimenti argillosi ed acqua, che danno luogo ad un cono di fango, la cui sommità è del tutto simile ad un cratere vulcanico.

Il fenomeno assume talora carattere esplosivo, con espulsione di materiale argilloso misto a gas ed acqua scagliato a notevole altezza. Nella stagione delle piogge la formazione di piccoli stagni favorisce la riproduzione di anfibi e la presenza di un’abbondante popolazione di rettili. La Riserva è inoltre territorio di caccia di alcune specie di rapaci e zona di sosta per gli uccelli durante i periodi di migrazione.

COMUNE DI PORTO EMPEDOCLE

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Porto Empedocle, è una tipica città marinara, impreziosita da vari luoghi storici e culturali che si intrecciano con le bellezze morfologiche locali, come ad esempio le sue spiagge che si estendono per ben 3 Km, dando vita ad uno dei litorali più belli del mediterraneo.

Porto Empedocle è anche terra natale di illustri scrittori come Luigi Pirandello e il più attuale Andrea Camilleri.

La storia di Porto Empedocle è legata, per quanto riguarda le sue lontane origini, alla storia della vicina Agrigento di cui un tempo era il “Caricatore”, abitato da uno sparuto gruppo di pescatori e stretto fra il mare e le colline sovrastanti. Già dal 1130 sotto il primo re normanno Ruggero II aveva notevole importanza per i traffici commerciali che vi si svolgevano. Successivamente Federico I di Sicilia, con interventi sull’approdo, ne migliorava le condizioni fino ad avere un vero e proprio sviluppo nel 1400, allorquando veniva riconosciuto tra i migliori approdi della Sicilia.

Nel 1554 il vice re spagnolo don Giovanni Vega, per ordine di Carlo V, faceva riedificare una vecchia torre di guardia per la difesa del borgo dalle scorrerie dei pirati saraceni; la torre in questione è l’attuale torre detta di Carlo V simbolo e memoria storica della città.

Verso il 1830 il molo cominciò ad assumere notevole importanza nelle esportazioni dello zolfo per cui molti commercianti provenienti da più parti, ma soprattutto dalla vicina Agrigento vi si trasferirono contribuendo a far nascere un vero centro abitato dotato di chiesa, palazzi, depositi, caffé etc.

Ormai quello che prima era denominato la “Marina di Girgenti” e poi “Molo di Girgenti” si avviava ad ottenere l’autonomia che veniva concessa, dopo una serie di alterne vicende, nel 1851 dal re Ferdinando II. Successivamente, a seguito dell’unità d’Italia, con decreto del 4 gennaio 1863 assumeva l’attuale denominazione di porto Empedocle.

COMUNE DI PALMA DI MONTECHIARO

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Palma di Montechiaro sorge su una collina sulla fascia litoranea, poco distante dal capoluogo Agrigento. La presenza di numerose tombe sicane dimostra che in questo territorio, fin da tempi remoti, vi furono insediamenti umani i cui abitanti erano dediti all’agricoltura e alla pastorizia.

La città di Palma venne fondata il 3 maggio 1637 nella baronia di Montechiaro, dai fratelli gemelli Carlo, Barone Tomasi, e Giulio. L’effettivo artefice della fondazione fu però un potente zio dei gemelli, Mario Tomasi de Caro, Capitano del Sant’ Uffizio dell’Inquisizione di Licata, e governatore della stessa città, da cui provenivano anche Carlo e Giulio Tomasi, dopo avere ottenuto il 16 gennaio 1637 la “licentia populandi” dal re Filippo IV di Spagna.

Il paese sorge su un’altura rocciosa da cui domina la vallata sottostante che si protende fino al mare. Spiccano in primo piano, ben visibili dallo scorrimento veloce che attraversa la vallata, i monumenti storici del secondo palazzo ducale, (1659), la bellissima Chiesa Madre, (1666), in cima ad una larga scalinata e il Monastero delle Benedettine, (1637) primo edificio della città.

Il palazzo ducale fu costruito dopo che il primo venne inglobato nel Monastero delle Benedettine (1653-1659 ). Mostra un esterno semplice e compatto con due grandi facciate, una verso il mare e l’altra a oriente, unite a livello del piano nobile da un balcone angolare.

L’edificio è caratterizzato da una estensione di soffitti a lacunari lignei dipinti che coprono le otto sale del primo piano e corrono su due fasce parallele, l’una verso il mare e l’altra verso la collina.
Si distinguono i soffitti delle sale delle armi, quella degli Ordini militari equestri e religiosi, quella dedicata interamente all’Ordine di San Giacomo della Spada di cui il duca Giulio era aggregato, quella con lo stemma ducale dei Tomasi, inquartato con gli emblemi dei Caro, La Restia, Traina e infine la sala angolare che conteneva l’arme dei Tomasi col leopardo rampante sul profilo del monte a tre cime. Qui si trova la decorazione più sfarzosa con i lacunari più profondamente intagliati e dipinti in bianco, rosso e oro.

Tra i diversi castelli chiaramontani in Sicilia, quello di Palma è il solo edificato su un costone roccioso a picco sul mare. Realizzato nel 1353 fu, per la sua posizione strategica, di grande importanza nella storia della lotta contro i pirati. Abbandonato al degrado per parecchio tempo, solo da poco ha subito lavori di restauro. E’ da ricordare che all’interno della cappella è custodita una statua della Madonna che il Caputo attribuisce ad Antonello Gagini.

Il palazzo degli Scolopi, oggi sede degli uffici comunali, è certamente uno dei più belli del patrimonio tardo-barocco. Addossata al Palazzo è la Chiesa della Sacra Famiglia con la quale costituisce un unico complesso architettonico.

Costruito tra il 1653 e il 1659, il monastero delle Benedettine, inglobò il primo Palazzo ducale. Si trova su una semicircolare e impervia gradinata, in una piazza quadrata con le strade che si incrociano nel luogo che un tempo era segnato dalla colonna con la croce.

Venne inaugurato il 12 giugno 1659. Il monastero ha un aspetto semplice con finestre prive di decorazioni. Sul cortile interno, invece, si affacciano delle finestre decorate in stile barocco. All’interno il parlatorio ha volte a botte da cui si accede ad un giardino ricco di alberi in cui è sistemata una scultura della Madonna con San Benedetto. Le suore custodiscono, inoltre, la Madonna della Colomba Rosata. Ancora oggi è uno dei pochi monasteri di clausura in Sicilia, il cui accesso è impedito quasi a chiunque.

Tra tutte le chiese di Palma quella che riveste maggiore importanza è la chiesa Madre che, posta in cima ad una ampia scalinata, rappresenta una delle opere più significative del barocco siciliano.

COMUNE DI NARO

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Città dalle origini millenarie, Naro risente delle influenze greche, romane, bizantine e arabe.

La città durante il periodo arabo venne ampliata e fortificata ma nel 1086 venne conquistata da Ruggero il normanno. Con gli svevi, venne nominata città parlamentare e chiamata “Fulgentissima” da Federico II di Svevia, che le assegnò tale titolo annoverandola fra le 23 Regie o Parlamentarie del Regno di Sicilia.

Ogni città demaniale del regno venne posta a capo di una comarca, suddivisione che si mantenne fino al 1793, quando le comarche vennero sostituite dai distretti e il territorio di Naro fu smembrato e inserito nel distretto di Girgenti.

La comarca di Naro comprendeva gli attuali territori di Canicattì, Sommatino, Delia, Camastra, Grotte, Racalmuto, Castrofilippo e Campobello di Licata.

Nel 1263, la città viene dotata di una cinta di mura fortificate e sulle mura vennero originariamente aperte sei porte: la porta della Fenice, la porta S. Giorgio e la porta d’Oro (o porta Vecchia) sul versante settentrionale, la porta di Girgenti e la porta dell’Annunziata sul versante meridionale, la porta di S. Agostino ad ovest. Una settima porta venne aperta a sud-est nel 1377: la porta di Licata.

Gli inizi del secolo XIV sono un periodo d’oro per la città, sotto la castellania di Pietro Lancia la rilevanza politica della città cresce a tal punto che il re Federico III d’Aragona promulga dal castello di Naro i 21 capitoli per il buon governo delle città nel 1309 (nel 1324 secondo alcuni studiosi).

Seguirà a questo periodo una decadenza economica causata da mezzo secolo di lotte interne, decadenza che verrà superata a partire dal 1366 quando la città passa a Matteo Chiaramonte ed inizierà così un intenso periodo culturale ed artistico durante il quale viene costruita la chiesa di Santa Caterina, viene definito l’Oratorio di S. Barbara, si amplia il castello e probabilmente viene anche restaurato ed ingrandita la matrice che sul finire del secolo ottiene il titolo di Duomo da re Martino il Giovane.

Naro è molto ricca di storia, come testimoniano i monumenti e le opere d’arte che ospita.
Nel territorio di Naro, inoltre, si trova il lago San Giovanni che dista pochi chilometri dal centro abitato ed ha ospitato tornei di canottaggio di livello europeo ed internazionale.

Di periodo medievale sono il Castello dei Chiaramente (monumento di interesse nazionale, l’Antico Duomo Normanno, la Porta d’Oro, la chiesa di Santa Caterina, il Palazzo Malfitano Giacchetto.

In stile barocco sono la chiesa del SS. Salvatore, chiesa di San Niccolò di Bari, chiesa Madre e l’ex collegio dei Gesuiti, chiesa di Sant’Agostino, chiesa e all’ex convento di San Francesco, la chiesa di San Calogero

COMUNE DI FAVARA

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Le più antiche testimonianze umane nel territorio di Favara risalgono alla tarda età del rame (2400-1990 a.C. circa). In epoca storica il territorio favarese fu interessato dalla dominazione greca, di cui rimangono tracce in contrada Caltafaraci, dove doveva sorgere una fortificazione. Il periodo di dominazione musulmana è testimoniato dall’insediamento di contrada Saraceno e dalla permanenza di numerosi toponimi di matrice araba, tra cui lo stesso toponimo Favara, che deriva dall’arabo fawwāra, che significa “sorgente”.Nel periodo normanno furono costruiti parecchi casali, tra questi il Castello di Chiaramonte. Nel XV secolo, Favara subì una grave crisi demografica, in particolare tra il 1439 e il 1464. La popolazione ricrebbe dal 1478 al 1497. Grazie alla famiglia De Marinis, Favara nel cinquecento raggiunse un grande sviluppo demografico.

Tra i luoghi di interesse della città, oltre ai numerosi palazzi e Chiese del XVI e XVII secolo, spiccano su tutti il Castello chiaramontano, edificato nel 1270, che si affaccia sulla bella Piazza Cavour, ed il bellissimo Duomo.

AGRIGENTO

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La città di Agrigento si dispone sulla sommità di due amene colline, il colle di Girgenti, ad ovest, e la Rupe Atenea, ad est, un tempo separate da un avvallamento creato artificialmente dal filosofo Empedocle per permettere all’aria salubre di circolare nella città sottostante afflitta dalla malaria.

I lavori di colmatura, iniziati nel 1860, hanno creato una spianata irregolare cinta da edifici pubblici e governativi che risalgono alla fine dell’ ottocento e ai primi del novecento: il Palazzo della Provincia e della Prefettura; la Questura, la sede della Poste; il Palazzo ex Gil; il Palazzo INAIL; il Palazzo del Genio Civile; la Caserma dei Carabinieri, la Stazione ferroviaria, la Banca d’Italia.

Ad est, dalla Porta di Ponte, si entra in Via Atenea (antica Via Maestra). La strada principale della città, lunga e tortuosa, si snoda ai piedi del centro storico e finisce nella Piazza Municipio. Ancora più ad est, il quartiere del Rabato, gravamente danneggiato dalla frana del luglio 1966.

Ad ovest, accanto alla Chiesa di San Calogero, inizia un lungo viale alberato, il Viale della Vittoria, comunemente chiamato “la passeggiata”. Iniziato nel 1848, per assicurare lavoro ai disoccupati della città, ha determinato una espansione urbana, al di fuori dell’antica cinta muraria medioevale, verso est, fino a lambire la Rupe Atenea. Sulla destra, la Villa Bonfiglio col Monumento ai Caduti 1923), opera di Mario Rutelli. Dal Viale si gode una vista magnifica verso la sottostante Valle dei Templi e il Mare Mediterraneo.

Nel secondo dopoguerra, la città di Agrigento ha conosciuto un disordinato sviluppo urbano che ha interessato le pendici occidentali della collina e il rione sottogas, immediatamente a valle del centro storico e della stazione ferroviaria, con la costruzione di anonimi grattacieli che ne hanno in gran parte occultato la vista. La disastrosa frana del 19 luglio 1966 ha segnato la storia recente di Agrigento danneggiando antichi quartieri e lasciando senza tetto 7.500 abitanti. L’esigenza di dare un’abitazione a quanti ne erano rimasti privi ha portato alla nascita, a qualche chilometro dal centro, di numerosi quartieri satelliti.

LA VALLE DEI TEMPLI

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Uno dei siti archeologici più rappresentativi della civiltà greca classica, inserito nel 1998 dall’UNESCO nell’elenco del Patrimonio Mondiale dell’umanità.

Su un crinale roccioso che delimita a sud l’altopiano su cui sorgeva l’abitato classico, ancora emergono i resti dei templi dorici, di incerta attribuzione: da est verso ovest, i templi di Hera o Giunone Lacinia, il maestoso tempio della Concordia uno dei meglio conservati al mondo, i templi di Eracle (Ercole), Zeus (Giove) Olimpico, Castore e Polluce (Dioscuri) e Hephaistos (Vulcano).

Più in basso, la piana di San Gregorio attraversata dal corso del fiume Akragas, alla cui foce si trovava il porto della città antica.

Vicino al fiume, il tempio dedicato al dio della medicina, Asclepio. L’antica Akragas , nel V° secolo A.C., era un fiorente centro culturale: patria del filosofo pre-socratico Empedocle, frequentata da Pindaro e Simonide. In epoca romana, la città viene visitata da Cicerone alla ricerca di prove della rapacità e delle malversazioni del pro-console Verre e descritta da Virgilio nell’Eneide.

Dal medioevo fino ai nostri giorni, le vestigia, i molteplici panorami, la vegetazione, i colori e gli echi delle civiltà perdute hanno richiamato e ispirato filosofi, scrittori, poeti e pittori: Ludovico Ariosto, Goethe,Maupassant, Alexandre Dumas, Anatole France, Murilo Mendes, Lawrence Durrell, Francesco Lojacono, Nicolas de Stael, Salvatore Quasimodo, Luigi Pirandello.

IL GIARDINO DELLA KOLYMBETRA

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Bene storico, naturalistico e paesaggistico di grandissimo rilievo, il giardino della Kolimbethra, piccola valle situata nel cuore della Valle dei Templi di Agrigento, è un autentico gioiello archeologico e agricolo della Valle dei Templi, tornato alla luce dopo decenni di abbandono.

E’ un giardino straordinario per la magnificenza della natura che qui trova la massima espressione della sua generosità e per la ricchezza dei reperti archeologici che ancora vengono alla luce.

Un vero paradiso terrestre.

Il giardino è stato affidato al FAI in concessione gratuita dalla Regione Sicilia per un periodo di 25 anni. Nel 2012 è stato tra i 10 finalisti del concorso “il parco più bello d’Italia”

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